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Un saluto a Rinaldo Cantadore

Muore a 59 anni medico del 118 di Lodi
(Il Cittadino di Lodi 23 gennaio 2012)

 

Se ne è andato ieri, all’età di 59 anni, Rinaldo Cantadore, medico anestesista e rianimatore dell’ospedale di Lodi che per anni fu l’anima del “118”, fra i più attivi promotori dell’apertura anche a Lodi di una centrale operativa. Circa sette mesi fa aveva scoperto di avere un male incurabile, ma nonostante questo era rimasto al suo posto, in “prima linea” per soccorrere le persone in difficoltà e salvare ogni giorno vite umane. Ma da ottobre il suo stato di salute è peggiorato e i medici gli hanno “imposto” uno stop. «Fosse stato per lui, avrebbe lavorato fino all’ultimo giorno» dicono commossi i suoi colleghi della centrale cantadoreroperativa, dove ha lasciato un vuoto incolmabile. Ora si trovava ricoverato nel reparto di oncologia all’ospedale Maggiore. Nelle ultime settimane le sue condizioni peggioravano ogni giorno, fino a ieri, quando ha perso definitivamente la sua battaglia e i suoi occhi si sono chiusi per sempre. Rinaldo Cantadore abitava a Lodi, in via Cavaloro vicino all’Adda, era sposato e padre di due figli ormai grandi. «Già prima della malattia, circa un anno fa, si era spostato nel reparto di anestesia e rianimazione - ricorda il dottor Giorgio Beretta, responsabile del “118” e suo amico dal 1996, ieri al suo capezzale in ospedale -. Rinaldo era stato fra i fondatori del “118” a Lodi, ma aveva avuto un ruolo anche in Regione e in Italia. Era stato lui, per esempio, uno dei primi ad avere l’idea dell’elisoccorso». Circa due anni fa, nel febbraio 2010, non aveva esitato ad andare nell’inferno di Haiti, paese distrutto da un terribile terremoto, per soccorrere le persone che non avevano più nulla e nessuna possibilità di curarsi. Andò con un’equipe composta da specialisti di Milano, Como e Pavia e tornò con sette feriti strappati da una morte certa in mezzo alle macerie. Nel ’98, invece, andò in Albania, su incarico del ministero degli Esteri, per progettare anche in quel paese un servizio analogo al nostro “118”. Una vita sempre in prima linea, insomma, a cui una malattia comparsa all’improvviso ha posto fine ieri sera.

 

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